Come ogni fondista anch’io desidererei correre il più a lungo possibile e alla massima velocità. Purtroppo non si può essere allo stesso tempo centometristi e maratoneti, perché tutti sappiamo che all’aumentare della velocità diminuisce la capacità di tenere il ritmo. Ciò è dovuto ai meccanismi fisiologici che caratterizzano gli sforzi intensi: in tali condizioni infatti, non riuscendo a soddisfare le elevate richieste di ossigeno, al metabolismo cellulare aerobico si affianca quello anaerobico. Quest’ultimo, anche se in misura minore, garantisce la produzione di energia (ATP) anche in assenza di ossigeno, ma determina la formazione di un metabolita intermedio: l’acido lattico. Quando la produzione di acido lattico supera le capacità di smaltimento dei muscoli, la sua concentrazione nel sangue aumenta e subentra l’affaticamento: ciò corrisponde approssimativamente alla cosiddetta soglia anaerobica.
In linea di principio conoscere la propria soglia anaerobica può risultare molto utile per programmare i propri allenamenti. Ma come si fa a calcolarla?
In letteratura sono riportati diversi metodi più o meno precisi. Il metodo più semplice da usare e il meno invasivo, anche se presenta qualche limite, è il test di Conconi.
Il test viene eseguito in pista: dopo un adeguato riscaldamento, si parte
Mercoledì mattina ho effettuare il suddetto test presso la pista di atletica dello stadio Polivalente di Aci S. Filippo, utilizzando il cardiofrequensimetro del mio gps Garmin Forerunner 305. Eseguire il test è stato piacevole e stimolante; l’unica difficoltà è stata quella di dover incrementare in maniera regolare (circa 10″ /km) il ritmo di corsa ogni 200 m.
Riportando i dati raccolti durante il test in un sistema di assi cartesiani avente come ascisse e come ordinate rispettivamente la velocità (in km/h) e la frequenza cardiaca media (bpm) ho ottenuto il seguente grafico.

Osservando il grafico si nota che intorno ai 15 km/h (ovvero intorno a 4′/km) si osserva il cosiddetto “punto di deflessione” ossia il punto in cui all’aumentare della velocità, la frequenza cardiaca non aumenta più linearmente (come ci si attenderebbe seguendo la retta blu che interpola la fase lineare del test). Alla suddetta velocità la frequenza cardiaca media osservata era di 148 bpm.
Il valori osservati, nel mio caso coincidono anche con i tempi osservati durante le gare e gli allenamenti. Ultimamente infatti, ho corso la mezza maratona (gara in cui un amatore corre sicuramente al di sotto della soglia anaerobica) in 1h e 27′ cioè ad una media di circa 4′09”/km e l’ultima gara breve (6700 m) ad una media di 3′50″/km che, considerata la significativa fatica accumulata, è sicuramente al di sopra della soglia anaerobica.
Se eseguito correttamente dunque, il test di Conconi può rivelarsi attendibile e quindi utilizzabile per programmare i propri ritmi di allenamento.